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Archivio Gennaio 2009

Gli orsi della luna. e le fattorie della bile... una firma, un atto di umanità..

di Amelia (29/01/2009 - 21:15)

Ci sono paesi come la Cina, il Vietnam ove si fanno cose orrende... non chiudere, leggi e guarda... e poi ...firma la petizione:

http://www.petizioni.info/modules.php?name=News&file=article&sid=57

http://www.beppegrillo.it/2008/09/gli_orsi_della.html 

 
Cosa rimane di me? della mia dignità di animale perseguitato.....
non posso più muovermi....
non posso più rimirare la luna, correre nei boschi
non ho  null'altro che una gabbia che mi avvolgerà a pelle per 20'anni,le mie unghie, i miei denti verranno strappati alla mia carne, affinchè non possa nemmeno suicidarmi
              aiutami..sono l'Orso della Luna
In questo link potete vedere cosa succede e come agiscono...


http://www.peacelink.it/editoriale/a/18513.html

Un bellissimo sito:

www.animalsasia.org

e qui una raccolta di siti:

http://www.liquida.it/gli-orsi-della-luna/

Tutto avviene nelle fattorie della bile;

La loro storia ha inizio negli anni 70, quando la specie animale degli orsi detti_della luna, perché ornati di una splendida luna crescente bianca sul torace scuro, diventa specie protetta perché in via d’estinzione, dunque non più da cacciare nelle grandi foreste del continente asiatico. Siffatta specie da oltre tremila anni forniva un tradizionale medicamento, alla medicina cinese.
La bile d’orso infatti, è una sostanza terapeutica con proprietà antinfiammatorie e per ottenerla, gli orsi venivano da sempre cacciati. Non potendo più ammazzare gli orsi, ecco cosa si escogita: la messa in atto di “fattorie” evitando così lo sterminio e ottenendo una produzione infinitamente superiore di bile. Inizia da qui il calvario degli orsi della luna. Dopo essere catturati con trappole che spesso causano loro terribili mutilazioni, vengono chiusi in gabbie di ferro grandi quanto il loro possente corpo, che li immobilizzano per sempre, permettendo la “mungitura”della bile per ben due volte al dì con rudimentali cateteri conficcati perennemente nelle loro cistifellee.


Queste creature subiscono sofferenze inenarrabili, le loro membra si atrofizzano un po’ alla volta per l’immobilità assoluta e con un’agonia che può durare anche vent’anni, subiscono tali torture giorno dopo giorno, anno dopo anno, fino a morire per tumori o infezioni croniche prodotte dai cateteri conficcati nella carne. 

Altri non ce la fanno: le infezioni, la sofferenza psichica, le deformazioni ossee date dalla pressione delle sbarre, le piaghe da decubito, la denutrizione li uccidono più rapidamente.. Ma la maggioranza di questi animali, molto resistenti, sopravvive per decenni a questa inaudita tortura Molti orsi vorrebbero porre fine alle atroci sofferenze suicidandosi, ma ciò gli viene impedito, segandogli i denti, strappandogli gli artigli, lasciando loro solo la possibilità d’impazzire a vita.

La storia del salvataggio degli orsi cinesi inizia nel 1993, quando una coraggiosa donna inglese di nome Jill Robinson si recò a visitare uno di quei luoghi conosciuti come “fattorie della bile”. Mentre il proprietario del posto, mostrava orgoglioso al gruppo di visitatori la preziosa sostanza terapeutica, Jill si allontanò per scendere nella zona proibita: un seminterrato buio dove si trovavano gli orsi.
Una volta abituata alla oscurità, lo spettacolo che apparve ai suoi occhi, fu tremendo e cambiò per sempre la vita di questa donna: una ventina di orsi erano imprigionati in strettissime gabbie simili a bare. "Avevano il corpo pieno di piaghe e un catetere infilzato nell'addome: alcuni, resi pazzi dal dolore, sbattevano il cranio contro le gabbie fino a procurarsi orribili ferite; altri, si erano spaccati i denti mordendo il ferro. Dalle sbarre vidi spuntare una zampa gigantesca e, inconsapevole dei rischi che correvo, volli toccarla. Allungai la mano, l'orso me la strinse dolcemente. Allora gli promisi che sarei tornata e che l'avrei salvato". 


Mantenere fede a questa promessa diverrà, da quel momento in poi il principale obiettivo della vita di Jill Robinson.
Nasce così, nel 1998 ANIMALS ASIA FOUNDATION. La Robinson, che ne è la fondatrice, inizia un lavoro febbrile di relazioni diplomatiche, negozia con i vari dipartimenti governativi cinesi per porre fine a questa pratica crudele; intanto apre a Chengdu un’oasi di salvataggio, cura e recupero degli orsi riscattati dalle fattorie. 

Jill lavora anche in stretta collaborazione con medici tradizionali avversi all’uso della bile d’orso promuovendo la ricerca scientifica per diffondere l’uso della forma sintetica dell’acido biliare degli orsi, l’acido ursodesossicolico. Il 24 luglio 2000, Animals Asia Foundation, in una conferenza stampa tenuta insieme ai delegati del China Wildlife Conservation Association di Pechino e al Sichuan Forestry Department, annuncia la firma di un accordo per la liberazione di cinquecento orsi dalla loro vita di sofferenza nelle bear farms. L’accordo è sanzionato dal Governo centrale di Pechino. Con la sua associazione Jill sta tutt’oggi trattando con il governo cinese per ottenere il risultato massimo: la chiusura definitiva di ogni singola fattoria della bile entro il 2008, anno delle Olimpiadi.


Dall’ottobre del 2000 ad oggi 41 allevamenti in Cina sono stati chiusi e 205 orsi sono stati affidati alle cure di Animal Asia Fondation con ottimi risultati, anche se il progetto di liberazione degli orsi è ancora alle prime battute se si considera che in Cina ci sono ancora 208 allevamenti e che con il Vietnam e la Corea sono circa 10000 ancora gli animali in cattività.
Gli orsi arrivano al centro di salvataggio di Animals Asia Foundation in condizioni scioccanti: molti di loro hanno subito mutilazioni, tutti sono denutriti, piagati, con terribili infezioni all’addome, incapaci di reggersi in piedi, terrorizzati.
La prima urgenza è quella chirurgica: il ventre torturato e infetto deve essere subito operato e la cistifellea completamente asportata. 

Poi, inizia il programma di fisioterapia e le cure con antibiotici, ricostituenti e cibo fresco. È commovente osservare come, nella maggioranza dei casi, il recupero di questi mansueti giganti sia rapido: basta qualche mese per osservarli mentre timidamente muovono i loro primi passi e tentano di giocare per la prima volta nella loro vita. .
Tutte queste operazioni naturalmente hanno un costo molto elevato anche se il centro non riceve alcun finanziamento pubblico: Jill può continuare a salvare gli orsi solo con l’aiuto dei privati, di tutti noi.
La fine della vergogna delle fattorie è appena iniziata, ma è una speranza che si fa realtà, dal momento che la fondazione si sta sempre più espandendo e in tutti i continenti si vanno formando gruppi di persone che dedicano parte del loro tempo e delle loro energie per cercare di ridare a queste martoriate creature la libertà ed il diritto ad una vita senza torture.
I gruppi sono impegnati a raccogliere fondi per ampliare l’ oasi di recupero affinché possa ospitare un numero di orsi sempre maggiore e promuovere azioni di salvataggio e di sensibilizzazione nel mondo asiatico. Si prevede, per il prossimo inverno, l’apertura di un centro si salvataggio in Vietnam pronto ad ospitare i primi 200 orsi liberati.
Ma non è possibile guardare all’Asia con orrore e chiudere gli occhi su tutti i massacri, le crudeltà ed i maltrattamenti che ogni giorno anche nel nostro “sensibilissimo” mondo occidentale vengono perpetuati ai danni degli animali. Gli orsi delle fattorie proprio perché un caso estremo, possono diventare un simbolo, il punto di partenza doloroso e sconcertante per una riflessione profonda e critica sulla modalità con cui tutta la così detta “società civile”, gestisce il dominio e l’ utilizzo indiscriminato del mondo animale.

Chi vuole informazioni più dettagliate, sottoscrivere la petizione per la chiusura delle fattorie o fare un’offerta, può collegarsi al sito web:
www.animalsasia.org
Firma la petizione:
http://www.petizioni.info/modules.php?name=News&file=article&sid=57

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Pio Pio un allocco in pericolo... una petizione, una firma per essere più umani!

di Amelia (29/01/2009 - 14:04)

LEGGETE LA STORIA DI PIO PIO, E PER FAVORE FIRMATE LA PETIZIONE......E' IMPENSABILE CHE PIO PIO SIA STATO STRAPPATO DALLA SUA FAMIGLIA!!!!!!!!!
MARGHERITA




FIRMATE LA PETIZIONE PER PIO PIO!!!!!, RIDIAMOGLI I SUOI "GENITORI" ANCHE L'ENPA è D'ACCORDO.....

 

DENUNCIATI PER AVER SOCCORSO E ADOTTATO UN ALLOCCO; INTERVENTO DELL’ENPA LOMBARDIA

 

http://www.enpa.it/cgi-bin/Public/foto/allocco.jpg
Questa volta la storia di un rapace appartenente a una specie protetta, un allocco che i suoi ignari proprietari hanno ribattezzato “Pio Pio”, non ha nulla a che vedere con i commerci illeciti dei trafficanti d’animali, né con la furia predatoria dei bracconieri. Quattordici anni fa una coppia di coniugi, durante un’escursione sui monti della Valtellina, trovò il volatile a terra che, ancora pulcino, era caduto dal nido. Cedendo a un moto di compassione, i due decisero allora di soccorrere l’uccellino portandolo nella loro abitazione di Grosotto (Sondrio) e accudendolo con affetto fino ad alcuni giorni fa quando i Carabinieri di Tirano e gli Agenti della Forestale hanno sequestrato il volatile e denunciato i due per possesso di animale appartenente a specie protetta. “Non sapevamo fosse vietato dalla legge – racconta l’anziana coppia - ma forse l’avremmo fatto ugualmente perchè l’affetto istintivo verso quell’animaletto indifeso sarebbe in ogni caso prevalso”. “Ridateci al più presto il nostro adorato Pio Pio – implorano i coniugi - è uno di noi, fa parte della famiglia; siamo disperati. Ci appelliamo ai giudici affinchè ce lo restituiscano al più presto; è un animale addomesticato non usciva mai, gli piaceva stare in casa, al calduccio; guardava fuori dalla finestra ma aveva paura. Adesso, invece, è costretto a vivere dentro una gabbia (è stato portato nel Centro di Assistenza Fauna Selvatica di Ponte in Valtellina), al gelo, in mezzo ad animali ammalati”. Sulla vicenda è intervenuto il Coordinatore Regionale dell’Enpa Lombardia, Sergio Sellitto, che ha rivolto un appello al Corpo Forestale dello Stato. “Conscio della obbligatorietà dell’atto compiuto e convinto che la legge vada sempre e comunque applicata - si legge nella nota – chiedo tuttavia che l’animale sequestrato venga affidato in custodia giudiziale alla stessa famiglia”. “Poiché l’animale ha sempre vissuto con uno stesso nucleo familiare – prosegue l’appello di Sellitto - le possibilità di recupero alla natura selvaggia sono ormai nulle e, in queste condizioni, anche l’affidamento ad un’oasi protetta potrebbe essere particolarmente traumatico se non mortale”. L’affidamento del volatile in custodia giudiziale ai due coniugi permetterebbe, da un lato, di rispettare legge che comunque farà il suo infliggendo le sanzioni previste, dall’altro, di risparmiare all’animale penosi distacchi affettivi e pericolosi cambiamenti di habitat. “Pio Pio – conclude Sellitto - non rischierà nulla, se non di invecchiare ancora un poco fra le mura di chi, sbagliando, lo aveva amorevolmente adottato tanto tempo fa”. (27 gennaio)

 

http://www.petizioni.info/modules.php?name=News&file=article&sid=58&mode=thread&order=0&thold=0   

 

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